BORGAGNE E LA FOCARA DELLA LINGUA DI SANT’ANTONIO


 

_DSC0275 M © MAURO PALANO

 

 

Lo scorso 15 febbraio è stata celebrata a Borgagne la tradizionale Focara della Lingua di Sant’Antonio da Padova. Nato come rito pagano, l’evento ha origini antichissime, quando tutta la vita dell’uomo seguiva i dettami dell’agricoltura. Infatti la Focara (che si festeggia in ogni paese del Salento), era legata alla attività di potatura delle piante: si trattava principalmente di un modo efficace per disfarsi della grande quantità di stralci di ulivo o di vigna potati. Alla pratica agricola, si aggiungeva poi la religiosità popolare, che attribuiva al fuoco il significato di prosperità e purificazione. La cenere, infatti, assumeva una forte valenza simbolica perché era un elemento puro e incontaminato. Inoltre, rappresentava un ottimo fertilizzante per il terreno e un utile prodotto casalingo: fino agli anni ’70  con la cenerei si lavava il bucato nel cosiddetto “cofano”, un contenitore dove venivano inseriti gli indumenti sporchi e alla cui sommità, su di un panno, veniva posta la cenere; lo stesso composto era utilizzato alla fine dell’operazione di risciacquo per lavare i capelli (prendendo il nome di ” lissìa”).

La Focara, dunque, aveva quest’affascinante doppia valenza, simbolica e funzionale. Oggi, invece, la festività assume un valore prettamente religioso. Nel tempo, infatti,  il rituale è stato accostato a Borgagne al sempre vivo culto del patrono, Sant’Antonio da Padova, e celebra in particolare la ricorrenza della famosa Lingua di Sant’Antonio, che si festeggia il 15 febbraio. Tale data ricorda il giorno in cui il corpo del Santo fu esumato per essere deposto in un sepolcro più dignitoso nell’anno 1263. Si narra che in quell’occasione i resti del Santo, morto trent’anni prima, vennero ritrovati ridotti in polvere, mentre la lingua risultava miracolosamente intatta.

 

Negli ultimi anni il giovane gruppo di volontari che cura la realizzazione della Focara ha cercato di rendere l’evento più interessante ed accattivante dal punto di vista dei festeggiamenti civili. I lavori per la costruzione del grande falò sono iniziati verso metà gennaio e sono state impiegate circa 1200 ballette di stralci di ulivo di circa 40 kg ciascuna. Dopo le celebrazioni religiose, la serata è stata animata dal buon cibo e soprattutto dalla bella musica: ad aprire le danze, il gruppo di musica tradizionale salentina Mute Terre, che ha fatto scatenare i presenti a ritmo di pizzica, seguito da un live set trascinante condotto dai Face Slapperz (due giovani dj di Borgagne), che hanno condiviso il palco con un duo musicale di spicco nel Salento: Manu Funk e Gabriele Blandini, rispettivamente chitarra/voce e tromba dei Bundamove. Durante la festa è stata ospitata anche la mostra fotografica del gruppo FiS (Fotografare il Salento), che mette in mostra il territorio attraverso gli scatti di fotografi amatoriali ed appassionati.

L’accensione della focara è stata, infine, resa ancora più suggestiva grazie allo spettacolo pirotecnico, immortalato in diversi scatti fotografici.

Si può tranquillamente dire che quella del 15 febbraio sia stata una sera molto calda e coinvolgente, nonostante il freddo e il leggero vento di tramontana che contraddistingue il nostro Salento. La Focara ha continuato a bruciare per tutta la notte e, a distanza di parecchi giorni, ancora fuma, quasi a volerci ricordare che in fondo vicino a noi c’è sempre qualcosa di vivo che arde.

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