Elèo – OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA

Per me, quello con gli ulivi e l’olio extra vergine che ci donano, è un rapporto speciale. Un rapporto nato 4 generazioni prima di me, che si tramanda di padre in figlio come ogni valore che vale la pena conservare.
Dopo la mia prima esperienza diretta ormai più di dieci anni fa (2013/2014), che portò alla produzione di un olio extravergine biologico chiamato “Demetra”, premiato con l’inserimento nella guida degli oli extravergini di Slow Food nel 2013 e nel 2014, ed una menzione di Qualità al concorso L’Oro d’Italia, la produzione di olio era passata momentaneamente in secondo piano all’interno dei miei impegni professionali per lasciare tempo ed energie al progetto di riqualificazione dei locali dell’attuale Tenuta Kyrios.
Dopo l’avvio della Tenuta, tutto sembrava andasse per il meglio. Ma una catastrofe ha colpito il territorio Salentino ed i miei oliveti: la Xylella Fastidiosa.
Nel giro di pochi anni il batterio ha infettato il 40% della Puglia causando il disseccamento e quindi la morte di 22 milioni di ulivi, fra cui anche gli ulivi secolari e millenari. Oltre alle ricadute economiche con la perdita di 5 mila posti di lavoro nella filiera, la riduzione del 50% della produzione di olio extravergine di oliva a livello regionale, e un danno economico pari a circa 5 miliardi di euro (dati del Sole 24 Ore), la cosa impressionante di questi dati è l’impatto che il batterio ha avuto sul paesaggio; impatto purtroppo concentrato nel Salento: la dove prima si vedevano solo grandi alberi le cui chiome verde/argento danzavano al ritmo della tramontana, oggi si vede solo terra brulla ed arida.
Effetti che hanno conseguenze anche dal punto di vista climatico oltre che paesaggistico. Un terreno scoperto e lasciato al sole cocente, provoca aridità e dunque un’accelerazione della desertificazione.
Probabilmente altri avrebbero abbandonato questi terreni al loro destino, ma io no: non ci sto a vedere la terra che mio padre e mio nonno hanno calpestato e lavorato prima di me, ridotta ad un semplice deserto. Ai miei figli voglio lasciare campi verdi e coltivati, non una distesa di terra bruciata.
Fra le difficoltà e la burocrazia inizio le procedure di espianto e di re-impianto, e nel 2021 metto a dimora le prime piante delle uniche varietà all’epoca autorizzate e resistenti alla Xylella: Leccino e Favolosa.
Mentre tutti correvano a piantare la varietà Favolosa (nota anche come FS-17), con sesto produttivo superintensivo 5×2,5 mt (che prevede un maggior numero di piante per ettaro, e dunque piante più vicine nell’inter-fila con conseguente minor crescita della pianta che non diventa un vero e proprio albero ma rimane quasi un cespuglio al fine anche di facilitare la raccolta meccanizzata), io sceglievo un metodo di coltivazione tradizionale, con un sesto di impianto 5×7 mt.
Questa scelta, è stata motivata da diversi fattori:
- Fattori tecnico-agronomici: non conoscevo la varietà e non avevo esperienza riguardo la coltivazione superintensiva; inoltre ho ritenuto poco affini le caratteristiche dei terreni salentini (terreni calcarei e rocciosi dunque poveri in nutrienti) che male si sposano con tali coltivazioni;
- Fattori marketing e di differenziazione del prodotto finale: avere un olio da una varietà oramai molto diffusa, nata in laboratorio, e coltivata con metodo superintensivo (pensato per aumentare la quantità piuttosto che la qualità finale del prodotto), mi avrebbe portato ad avere un prodotto standardizzato ed uguale a quello prodotto in qualsiasi altra parte d’Italia o di altri paesi extraeuropei;
- Fattori ambientali e di paesaggio: volevo rivedere dei veri ulivi, e non piccoli cespugli da spennare il più possibile per massimizzare la produzione. Per mi gli ulivi sono parte della mia infanzia, dei miei ricordi: sono parte della mia famiglia…non saranno mai delle semplici commodities da sfruttare solo per produrre ricchezza.
